La Sacra Bibbia insegna il Purgatorio

(Cap. 10 del libro La Sacra Bibbia dimostra gli insegnamenti della Chiesa Cattolica)

Redatto da Fra. Pietro Dimond, O.S.B.


LA SACRA BIBBIA INSEGNA IL PURGATORIO

Vi è evidenza a favore del Purgatorio nella Sacra Bibbia. Essa è trovabile in 1 Corinzi 3, versetto 15. Si esamini tale evidenza Biblica a favore del Purgatorio. Si utilizza la versione della “Sacra Bibbia” Diodati del 1855, una famosa traduzione Protestante.

1 CORINZI 3:15 È EVIDENZA INCONFUTABILE A FAVORE DEL PURGATORIO

1 Corinzi 3:11-15: “Perciocché niuno può porre altro fondamento che quello ch’è stato posto, il quale è Gesù Cristo. Ora, se alcuno edifica sopra questo fondamento oro, argento, pietre preziose, ovvero legno, fieno, stoppia, l’opera di ciascuno sarà manifestata; perciocché il giorno la paleserà; poiché ha da esser manifestata per fuoco; e il fuoco farà la prova qual sia l’opera di ciascuno. Se l’opera d’alcuno, la quale egli abbia edificata sopra il fondamento, dimora, egli ne riceverà premio. Se l’opera d’alcuno è arsa, egli farà perdita; ma egli sarà salvato, per modo però, che sarà come per fuoco.”

Orbene, si miri nuovamente l’ultima parte di tale passaggio. In 1 Corinzi 3:15 si osserva: “Se le opere di qualunque uomo fossero bruciate egli soffrirebbe perdita: egli stesso sarà però salvato, eppure così come per fuoco.”. Dunque, si mira un uomo le cui opere sono state giudicate. Le sue opere sono infatti bruciate ed egli soffre perdita, eppure, egli è salvato, però dal fuoco. Egli soffre della perdita, bensì è salvato dal fuoco.

CHE COSA SIGNIFICA SOFFRIRE PERDITA IN TALE PASSAGGIO?

La parola Greca tradotta come soffrire perdita è zemiotesetai. Essa proviene dalla parola Greca zemioo. Forme di tale medesima parola Greca, zemioo, tradotta come soffrire perdita in 1 Corinzi 3:15, sono trovabili in altri passaggi nella Sacra Bibbia. La parola è utilizzata per intendere punizione. In Esodo 21:22, in Proverbi 17:26, in Proverbi 19:19 ed altrove tale vera e propria parola Greca zemioo è utilizzata per intendere punizione. Ciò significa che zemiotesetai, la parola tradotta come soffrire perdita in 1 Corinzi 3:15, può significare punizione.

Laonde, l’uomo soffrente perdita e venente salvato dal fuoco può significare un uomo venente punito e salvato dal fuoco. Non assomiglia ciò al Purgatorio? Sì, ciò assomiglia esattamente al Purgatorio perciocché ciò è quello a cui esso si riferisce. Vi è però dell’altro nel contesto per dimostrare tale punto. Chi è tale uomo e perché soffre egli perdita o punizione e viene salvato dal fuoco?

IL CONTESTO DI 1 CORINZI 3 CONCERNE I CRISTIANI ED ALTRI PECCATI OD OPERE MALVAGIE

Il contesto 1 Corinzi 3 tratta dei membri della Chiesa Universale del Cristo, esso tratta dei credenti Cristiani Corinzi. 1 Corinzi 3:3 comunica la realtà per la quale alcuni di tali Corinzi Cristiani cadevano nelle imperfezioni peccaminose e nelle offese contro Dio. Alcune di tali opere malvagie, o di tali peccati, sono identificate in 1 Corinzi 3:3 come rivalità, divisione ed invidia.

1 Corinzi 3:3: “Imperocché, poiché fra voi vi è invidia, e contenzione, e divisioni, non siete voi carnali, e non camminate voi secondo l’uomo?”

Dunque, il contesto di 1 Corinzi 3 tratta dei differenti tipi di opere dei credenti; talune non sono così buone. Tali differenti tipi di opere, buone e malvagie, sono descritte in 1 Corinzi 3:12.

1 Corinzi 3:12-13: “Ora, se alcuno edifica sopra questo fondamento oro, argento, pietre preziose, ovvero legno, fieno, stoppia, l’opera di ciascuno sarà manifestata; perciocché il giorno la paleserà; poiché ha da esser manifestata per fuoco; e il fuoco farà la prova qual sia l’opera di ciascuno.”

Vi sono opere buone, appellate: oro; argento e pietre preziose. Tali rappresentano una migliore o più perfetta aderenza al Santo Vangelo del Cristo. Poi, vi sono altre opere, essenti non così buone. Tali opere malvagie o peccati includevano contenzioni, rivalità, gelosie e divisioni non necessarie, come menzionato disopra. Tali sono descritte come: legno; fieno e stoppia. Tali sono le opere bruciate in 1 Corinzi 3:15, per le quali l’uomo soffre perdita e punizione, essendo però salvato, eppure, ancora come per fuoco.

Il contesto calza perfettamente con l’insegnamento Cattolico circa il Purgatorio. Il Cattolico Concilio di Lione II definì il Purgatorio in tale modo:

Papa Gregorio X, Concilio di Lione II, 1274: “Perciocché ove essi morissero veramente pentiti in carità prima che essi abbiano operato soddisfazione mediante i degni frutti della penitenza per i peccati commessi e per le omissioni le loro anime sarebbero lavate dopo la morte con punizioni purganti e purificatorie… “. [1]

Il Purgatorio non è per coloro i quali sono morti in stato di peccato serio, ossia, mortale. Tutte tali persone vanno all’Inferno, come chiarito in Galati 5:19-21, in 1 Corinzi 6:9 ed in Efesini 5:5-8. Il Purgatorio è per coloro appartenenti alla vera Fede Cattolica essenti stati perdonati per i loro peccati, non aventi però offerto piena soddisfazione, piena espiazione, per i peccati da essi commessi, tema che verrà approfondito.

Pertanto, in 1 Corinzi 3:12 il legno, il fieno e la stoppia, venenti bruciati, rappresentano le opere di un uomo essente morto nello stato di giustificazione ed essente stato perdonato di qualunque peccato mortale che egli possa avere commesso. Egli, dunque, verrebbe infine salvato, tuttavia, egli non avrebbe offerto soddisfazione, espiazione, per i peccati commessi dopo il Santo Battesimo.

IL CASO DI RE DAVIDE È UN ESEMPIO ECCELLENTE DI UN UOMO AVENTE RICEVUTO PERDONO PER I PROPRI PECCATI PERÒ NON AVENTE OFFERTO PIENA ESPIAZIONE PER ESSI

Un grande esempio di un uomo avente ricevuto perdono per il proprio peccato mortale, però non avente offerto espiazione per esso, è trovabile nel caso di Re Davide. In 2 Samuele 11 (2 Re 11 nella Sacra Bibbia Cattolica Martini) si legge che Re Davide commise adulterio con Betsabea. Re Davide fece uccidere suo marito. Tali sono peccati mortali. Qualora Re Davide fosse morto in tale stato egli sarebbe andato all’Inferno. 1 Corinzi 6:9 dimostra che nessun adultero od omicida entrerà in Cielo. Re Davide però si pentì del suo peccato allorché fu condannato per esso da Natan in 2 Samuele 12 (2 Re 12 nella Sacra Bibbia Cattolica Martini).

2 Samuele 12:13 (2 Re 12:13 nella Sacra Bibbia Cattolica Martini): “Allora Davide disse a Natan: Io ho peccato contro al Signore. E Natan disse a Davide: Il Signore altresì ha fatto passare il tuo peccato; tu non morrai.”

Il Signore rimosse il peccato di Re Davide e Natan dichiarò che egli non sarebbe morto. Ciò significa che egli non sarebbe morto eternamente. La colpa del peccato fu perdonata a Re Davide perciocché Re Davide si pentì veramente e si volto da esso, tuttavia, fu ciò la fine del tutto? No, piena espiazione per tale peccato mortale non era stata resa. Si legge in 2 Samuele 12:14-15 (2 Re 12:14-15 nella Sacra Bibbia Cattolica Martini) che Re Davide dovette soffrire la perdita di suo figlio per rendere espiazione per il suo peccato, un peccato che era già stato perdonato.

2 Samuele 12:14-15 (2 Re 12:14-15 nella Sacra Bibbia Cattolica Martini): “Ma pure, perciocché con questo tu hai del tutto data cagione a’ nemici del Signore di bestemmiarlo, il figliuolo che ti è nato per certo morrà. E Natan andò a casa sua. E il Signore percosse il fanciullo che la moglie di Uria avea partorito a Davide; ed egli infermò, fuor di speranza di guarigione.”

Ciò fornisce evidenza innegabile donde la colpa di un peccato di un credente può essere perdonata senza che l’intera punizione venga rimossa. Il Concilio di Trento pose la questione in tale modo:

Papa Giulio III, Concilio di Trento, Sul Sacramento della Sacra Penitenza, Sessione 14, Capitolo 8, 25/11/1551: “… è assolutamente falso e contrario alla parola di Dio che la colpa [del peccato] è giammai perdonata dal Signore senza che l’intera punizione venga rimossa. Poiché degli esempi chiari ed illustri sono trovabili nelle Sacre Scritture [Genesi 3:16, Numeri 12:14, Numeri 20:11, 2 Re 12:13 e così via].”. [2] 

In tale citazione proveniente dal Concilio di Trento si osserva referenza a numerosi punti della Sacra Scrittura donde un peccato è perdonato senza che anche l’intera punizione venga rimessa. L’esempio di Numeri 20 dovrebbe essere citato.

Numeri 20:11-12: “E Mosè, alzata la mano, percosse il sasso con la sua verga due volte, e ne uscì molt’acqua; e la raunanza e il suo bestiame ne bevve. Poi il Signore disse a Mosè e ad Aaronne: Perciocché voi non mi avete creduto, per santificarmi in presenza dei figliuoli d’Israele; perciò voi non introdurrete questa raunanza nel paese che io ho lor donato.”

Allorché Mosè, obbedendo all’ordine di Dio, colpì la pietra di modo da farne uscire miracolosamente dell’acqua vi fu un certo livello di esitazione nell’atto o nella maniera donde egli ed Aronne presentarono il tutto alla gente. Un commento Cattolico, il commento dell’Anglosassone Bibbia Cattolica Doagio Remigi [Douay-Rheims], lo spiega così:

“La colpa di Mosè ed Aronne in questa occasione fu una certa diffidenza e debolezza di Fede, non tanto dubitando della possanza di Dio o della Sua veracità bensì accreditando l’inutilità di tale ribelle ed incredula gente, pertanto parlando loro con dell’ambiguità.”.

Come risultato, Iddio dichiarò a Mosè ed ad Aronne che essi non sarebbero stati coloro che avrebbero menato il popolo alla terra promessa. Tale fu la loro punizione, ancorché essi siano rimasti nelle grazie di Dio. Tale punizione si adempiette. Furono Giosuè e Caleb a condurre il popolo nella terra promessa.

NIENTE DI IMPURO ENTRERÀ IN CIELO

Tale tipo di espiazione per la rimanente punizione in virtù dei peccati perdonati è spesso operata in Terra mediante le buone opere e le preghiere, soffrendo prove e tribolazioni e mediante una più perfetta aderenza alla vera Fede Cattolica. Qualora tale espiazione non fosse operata in Terra essa verrebbe e dovrebbe essere operata in Purgatorio, assumendo che la persona muoia nello stato di grazia, di giustificazione. La soddisfazione, l’espiazione, deve essere operata perciocché il Libro della Rivelazione, l’Apocalisse, chiarisce che niente di impuro entrerà in Cielo.

Apocalisse 21:27: “E niente d’immondo, o che commetta abbominazione, o falsità, entrerà in lei; ma sol quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.”

Si osserva la medesima cosa nel Libro degli Ebrei.

Ebrei 12:14: “Procacciate pace con tutti, e la santificazione, senza la quale niuno vedrà il Signore.”

Orbene, deve essere enfatizzato che il Purgatorio non è per coloro morenti in stato di peccato mortale od al di fuori della vera Fede Cattolica. Esso è solamente per coloro morenti nello stato di grazia, conosciuto anche come lo stato di giustificazione. Esso è per coloro morenti nella grazia però non aventi soddisfatto per la punizione temporale in virtù dei loro peccati mortali o veniali perdonati, commessi appresso il Santo Battesimo.

LA SACRA BIBBIA INSEGNA CHE ESISTONO PECCATI MORTALI E PECCATI MINORI, VENIALI

I peccati mortali distruggono lo stato di giustificazione. È per ciò che Galati 5:19-21, 1 Corinzi 6:9 ed Efesini 5:5-8 insegnano la verità per la quale la gente commettente tali peccati mortali perde la propria eredità in Cielo, la giustificazione. Esempi di peccati mortali sono: la fornicazione; l’ebbrezza; la menzogna; l’adulterio; il furto; la frode; la masturbazione; la pornografia, mirata e praticata; il pieno assenso a pensieri impuri; l’omosessualità; l’eresia; l’idolatria; la violazione dei Comandamenti e così via. Qualora la gente morisse in uno stato di peccato mortale essa sarebbe dannata. 1 Giovanni 5:16-17 distingue tra i peccati conducenti alla morte e quelli non facentilo.

1 Giovanni 5:16-17: “Se alcuno vede il suo fratello commetter peccato che non sia a morte, preghi Iddio, ed egli gli donerà la vita, cioè, a quelli che peccano, ma non a morte. Vi è un peccato a morte; per quello io non dico che egli preghi. Ogni iniquità è peccato; ma v’è alcun peccato che non è a morte.”

Nella propria coscienza la gente conosce che vi è una grande differenza tra l’omicidio e qualche cosa come le ingiustificabili esplosioni di indignazione o di impazienza. Il primo è chiaramente un peccato mortale, i secondi sono invece peccati veniali. L’indignazione, comunque, può anche essere giustificabile.

I peccati veniali, ossia, le offese minori contro Dio, indeboliscono l’anima e la rendono più vulnerabile al peccato mortale. I peccati mortali distruggono lo stato di giustificazione e pongono in uno stato di dannazione. È per ciò che subito appresso il versetto dimostrante il Purgatorio, 1 Corinzi 3:5, si legge ciò:

1 Corinzi 3:17: “Se alcuno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; perciocché il tempio del Signore è santo, il quale siete voi.”.

Ciò discute di coloro morenti nel peccato mortale: ingiustificati. Essi sarebbero perduti. Il peccato mortale può essere perdonato solamente mediante la Confessione ad un valido sacerdote, come dimostrato da Giovanni 20:23. Esso può anche essere perdonato dalla contrizione perfetta congiunta all’intenzione di confessarsi.

1 Corinzi 3:17 è assai significativo per tale discussione. Esso dimostra che il contesto di 1 Corinzi 3 tratta dei peccati. Ciò è importante. Ove 1 Corinzi 3:15 si riferisse davvero ad un uomo soffrente perdita, punizione, per i suoi peccati ed essente salvato mediante il fuoco, come di fatto avviene, allora non vi sarebbe dubbio alcuno circa la realtà per cui esso si riferisce al Purgatorio.

Nel tentativo di scappare da tale conclusione taluni acattolici neganti il Purgatorio argomentano che nel contesto di 1 Corinzi 3 non trattasi dei peccati bensì solamente di opere malvagie. Essi costruiscono una falsa dicotomia tra i peccati e le opere malvagie, come se fossero 2 categorie separate. Essi affermano che esistono delle opere malvagie non essenti dei peccati. Tuttavia, tale tentativo fallisce miseramente in virtù di 1 Corinzi 3:17, esposto disopra. 1 Corinzi 3:17 dimostra la verità donde il contesto tratta dei peccati per i quali taluni di loro vengono distrutti, i dannati. Inoltre, il Nuovo Testamento non insegna che esista una differenza tra i peccati e le opere malvagie.

Tutto ciò stabilisce che i peccati minori o le espiazioni ed imperfezioni rimaste per alcuni, dipoi venenti bruciate, presenti 1 Corinzi 3:15, sono invero punizioni accadenti in Purgatorio.

ALTRE DIMOSTRAZIONI INDIRETTE DEL PURGATORIO: MATTEO 5:25 E MATTEO 12:32

Delle altre dimostrazioni indirette del Purgatorio sono trovabili in altre parti del Nuovo Testamento. La seguente parabola di Gesù Cristo ne è un esempio.

Matteo 5:25-26: “Fa’ presto amichevole accordo col tuo avversario, mentre sei tra via con lui; che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice, e il giudice ti dia in mano del sergente, e sii cacciato in prigione. Io ti dico in verità, che tu non uscirai di là, finché tu non abbia pagato l’ultimo quattrino.”

Si osserva la realtà per la quale Gesù Cristo raccontò la parabola dell’uomo il quale per le sue colpe viene gettato in prigione sinché egli possa pagare, soddisfare od espiare il suo debito. Ciò è esattamente come il Purgatorio.

Anche Matteo 12:32 è molto rilevante circa tale tema.

Matteo 12:32: “Ed a chiunque avrà detta alcuna parola contro al Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a niuno che l’abbia detta contro allo Spirito Santo, sarà perdonato, né in questo secolo, né nel futuro.”

Per quale ragione avrebbe Gesù Cristo affermato che il peccato contro lo Spirito Santo sarà perdonato né nel presente mondo né in quello venturo? Un padre della Chiesa Cattolica, San Gregorio Magno, comprese tali parole di Gesù Cristo indicare che certuni peccati saranno perdonati o soddisfatti nel mondo venturo: in Purgatorio.

Papa San Gregorio Magno, Dialoghi [Dialogues] (4,40), 593 DC: “Si è presentati al giudizio come si è allorché si diparte dalla propria vita. Ciò nondimeno, deve essere creduto che esiste, per cagione delle minori colpe, un fuoco purgante prima del giudizio, in virtù del fatto per cui la Verità [Gesù Cristo] afferma invero che ove alcuno blasfemasse contro lo Spirito Santo ciò sarebbe lui perdonato né in questo mondo né in quello venturo [Matteo 12:32]. In questa affermazione è concesso noi capire che alcune colpe possono essere perdonate in questo mondo ed altre nel mondo venturo. Poiché ove qualcosa fosse negata a qualcuno in particolare l’intelletto inferirebbe logicamente che essa sarebbe concessa ad altri. Tuttavia, come ho io già prima affermato, ciò deve essere creduto essere una possibile disposizione per peccati piccoli e minori.” [3]

GIOVANNI 15:2 ED 1 PIETRO 1:7: IDDIO UTILIZZA IL FUOCO E LA DISCIPLINA PER PURGARE I SUOI FIGLIOLI – CIÒ CORRISPONDE AL PURGATORIO

La Sacra Bibbia insegna anche che Iddio utilizza il fuoco e la disciplina per riformare e purgare i Suoi figlioli.

Giovanni 15:2: “Egli toglie via ogni tralcio che in me non porta frutto; ma ogni tralcio che porta frutto egli lo rimonda, acciocché ne porti vie più.”

1 Pietro 1:6-7: “Nel che voi gioite, essendo al presente un poco, se così bisogna, contristati in varie tentazioni. Acciocché la prova della fede vostra, molto più preziosa dell’oro che perisce, e pure è provato per lo fuoco, sia trovata a lode, ed onore, e gloria, nell’apparizione di Gesù Cristo.”

Gesù Cristo disciplina i Suoi figlioli di modo da renderli più perfetti e sorreggenti più frutti. Qualora ciò non fosse fatto per espiare in Terra verrebbe fatto in Purgatorio.

NON ESPIARONO TUTTO LE SOFFERENZE DI GESÙ CRISTO SULLA CROCE PERÒ?

Alcuni acattolici amano pensare che la Passione e la morte di Gesù Cristo abbiano espiato tutto, includendo la punizione in virtù di tutti quelli che da allora sarebbero stati peccati futuri. Non vi dovrebbero essere preoccupazioni per qualcosa come il Purgatorio, essi affermano, perciocché Gesù Cristo pagò il prezzo per tutto. Tale argomento è falso per molte ragioni.

Innanzitutto, esso è dimostrato essere falso da Colossesi 1:24.

Colossesi 1:24: “Ora mi rallegro nelle mie sofferenza per voi, e per mia vicenda compio nella mia carne ciò che resta ancora a compiere delle afflizioni di Cristo, per lo corpo d’esso, che è la chiesa.”

Tale versetto potrebbe essere una scossa per coloro non essenti familiari con esso. San Paolo affermò che egli riempiva per la Chiesa Cattolica quelle cose volenti, o mancanti ne’, le sofferenze del Cristo. La sofferenza del Cristo fu perfetta e di valore infinito, sicché, che cosa significa ciò?

Ciò che San Paolo intese è che molte sofferenze sono ancora volenti e necessitate acciocché i membri della Chiesa Cattolica possano ottenere la loro salvezza, la quale fu resa possibile dal sacrificio del Cristo. Tale versetto dimostra che il sacrificio del Cristo non elimina tutti i timori circa la possibilità di punizione futura in virtù dei propri peccati. Ove ciò non fosse allora San Paolo avrebbe mai affermato che le sue sofferenze avrebbero riempito, per conto dei membri della Chiesa Cattolica, ciò volente al di dentro del sacrificio del Cristo, né avrebbe Gesù Cristo discusso delle punizioni per i peccati, cosa che invece fece. Tale versetto, Colossesi 1:24, dimostra anche la dottrina Cattolica della comunione dei santi, dell’effetto della preghiera di intercessione e del sacrificio.

In secondo luogo, cotale argomentazione Protestante è confutata da ciò che segue: ove fosse vero che il sacrifico di Gesù Cristo abbia espiato tutto, includendo quelle che da allora sarebbero state punizioni future in virtù dei peccati di ciascun uomo, allora nessuno dovrebbe credere o fare alcunché per essere salvato. Il sacrificio di Gesù Cristo avrebbe pagato il prezzo per tutto. Tuttavia, anche gli acattolici argomentanti che Gesù Cristo abbia espiato tutto ammettono che non tutti gli uomini sono salvati. Essi ammettono che la gente deve operare qualcosa di modo da essere salvata. Mediante tale ammissione essi contraddicono loro stessi e confutano la loro argomentazione per la quale le sofferenze di Gesù Cristo abbiano badato a tutto.

In terzo luogo, tale argomentazione è fondata su di un grave fraintendimento della Redenzione del Cristo. Quale è il significato della Passione e della morte di Gesù Cristo? Gesù Cristo redense il mondo e distrusse i peccati dell’uomo, come definì il Cattolico Concilio di Firenze.

Papa Eugenio IV, Concilio di Firenze, Cantate Domino, 1441, ex-cattedra: “La Santa Romana Chiesa crede, professa ed insegna fermamente che nessuno concepito da uomo e donna è stato liberato dal dominio del Diavolo eccetto che tramite il merito del mediatore tra Dio e gli uomini, nostro Signore Gesù Cristo; Colui Il Quale fu concepito senza peccato, nacque e morì, solamente mediante la Sua morte pose in basso il Nemico della razza umana distruggendo i nostri peccati ed aprì l’entrata al Regno del Cielo, il quale il primo uomo mediante il proprio peccato aveva perduto assieme alla sua successione… “

Ciò significa che ciascun peccato essente perdonato è perdonato da Gesù Cristo e, specificatamente, dal merito della Sua Passione e morte. Tale perdono è concesso solamente a coloro seguenti Lui e facenti ciò che Egli dichiarò obbligatorio, abilitandoli al beneficio della Sua Redenzione. Ciò non significa che Iddio non avrebbe punito la gente per quelli che da allora sarebbero stati dei futuri peccati. Ciò non significa che la punizione per tutti i peccati dell’intero mondo sarebbe da quel momento stata rimossa.

IL VERO VECCHIO TESTAMENTO DIMOSTRA IL PURGATORIO: 2 MACCABEI 12:46

Vi è dell’altra evidenza del Purgatorio. Essa proviene dal secondo Libro dei Maccabei. Taluni acattolici potrebbero immediatamente pensare: tale libro non è presente nella Sacra Bibbia. È vero che i Libri dei Maccabei non sono presenti nella “Sacra Bibbia” Protestante. Essi non sono presenti nella “Sacra Bibbia” Protestante perciocché Martin Lutero, il primo Protestante, li rimosse allorché egli si separò dalla Chiesa Cattolica. Egli aggiunse anche la parola sola a Romani 3:28 per dipoi criticare gli altri Libri lasciati nella “Sacra Bibbia” Protestante, come il Libro di San Giacomo.

In tutto, la “Sacra Bibbia” Protestante manca di 7 Libri del Vecchio Testamento. Tali Libri furono rimossi perciocché essi contengono cose insegnate dal Cattolicesimo e rigettate dal Protestantesimo. Quantunque essi facciano parte del canone o collezione della Sacra Scrittura sin dal tempo della Chiesa Cattolica antica la “Sacra Bibbia” Protestante li rigetta. Il fatto che tali Libri rigettati dai Protestanti, come i Libri dei Maccabei, fanno veramente parte della Sacra Scrittura può essere dimostrato dalla Sacra Bibbia medesima.

LA SEPTUAGINTA

Esiste qualche cosa appellata la Septuaginta. La Septuaginta è la famosa traduzione Greca del Vecchio Testamento redatta da 70 studiosi qualche secolo avanti la nascita di Gesù Cristo. Si può leggere molto circa la Septuaginta sulla rete. Tale famosa traduzione del Vecchio Testamento dall’Ebraico al Greco contiene i 7 Libri rigettati dalla “Sacra Bibbia” Protestante. Orbene, ecco la parte interessante. Vi sono circa 350 citazioni provenienti dal Vecchio Testamento nel Nuovo Testamento giunte a noi. Ebbene, circa 300 di tali citazioni provengono dalla versione Septuaginta del Vecchio Testamento. In altre parole, il Nuovo Testamento, detenuto anche dai Protestanti, cita la versione del Vecchio Testamento accettante i Libri Cattolici della Sacra Bibbia. Ciò significa che gli scrittori del Nuovo Testamento accettavano la versione Septuaginta, sicché, anche i 7 Libri rigettati dai Protestanti. In Ebrei 11:35 delle Sacre Bibbie Cattoliche e delle “Sacre Bibbie” Protestanti si osserva una referenza ad un evento registrato solamente nel secondo Libro dei Maccabei capitolo 7.

Ebrei 11:35: “Le donne ricuperarono per risurrezione i lor morti; ed altri furon fatti morire di battiture, non avendo accettata la liberazione, per ottenere una migliore risurrezione.”

Tale referenza è trovabile solamente in un posto nella Sacra Bibbia. Essa è trovabile in 2 Maccabei 7, raccontante la storia della madre e dei suoi 7 figlioli. Tale madre ed i suoi 7 figlioli rifiutarono la liberazione dalla tortura cosicché essi ricevessero la risurrezione assieme ai giusti. Pertanto, in Ebrei 11:35 San Paolo fa referenza al secondo Libro dei Maccabei. Ciò dimostra che 2 Maccabei, non detenuto dalla “Sacra Bibbia” Protestante, è parte del vero Vecchio Testamento. 2 Maccabei capitolo 12 insegna chiaramente la preghiera per i morti e quindi anche il Purgatorio.

2 Maccabei 12:46: “Santo adunque, e salutare è il pensiero di pregare pei defunti, affinché sieno sciolti dai loro peccati.”

Tale verso insegna il Purgatorio. Esso detta che è un pensiero santo pregare per i morti acciocché essi possano essere sciolti dai loro peccati. Dunque, la Sacra Bibbia insegna che esiste un posto dopo la morte nel quale alcuni dei fedeli che verrano salvati sono detenuti e nel quale essi possono essere aiutati mediante la preghiera. Ciò corrisponde all’insegnamento di 1 Corinzi 3:15, di già osservato, donde alcuna gente è salvata soffrendo perdita, o punizione, mediante il fuoco. Tale posto è il Purgatorio e tale verso lo dimostra chiaramente. È per ciò che tale libro fu rimosso dalla Sacra Bibbia da coloro volenti inventare una nuova versione di Cristianità, una non conforme alla Sacra Tradizione Apostolica od all’insegnamento della Sacra Bibbia.

I PADRI ECCLESIASTICI CREDEVANO NEL PURGATORIO E NELLE PREGHIERE PER I MORTI

In aggiunta a tutta tale evidenza Biblica il Purgatorio è dimostrato dal fatto per il quale i padri Ecclesiastici credevano in esso e nelle preghiere per i morti. Sant’Agostino è un famoso padre della Chiesa Cattolica. Sant’Agostino è considerato con onore dai Cattolici e generalmente anche da quegli acattolici dichiarantisi Cristiani. Egli credeva chiaramente nel Purgatorio.

Sant’Agostino di Ippona, Sermoni [Sermons], 411 DC: “… vi è nessun dubbio per cui i morti sono aiutati talché il Signore possa trattarli più misericordiosamente di quanto lo meriterebbero i loro peccati. L’intera Chiesa osserva questa pratica la quale fu tramandata dai padri: per la quale essa prega per coloro essenti morti in comunione con il corpo ed il sangue di Cristo… ” [4]

Si noti che Sant’Agostino affermò la verità donde l’intera Chiesa Cattolica prega per i fedeli dipartiti: coloro essenti morti in comunione propria con la vera Chiesa Universale.

Sant’Agostino, Fede, speranza ed amore [Faith, hope and love], 421 DC: “Che debba esservi un qualche tale fuoco dopo questa vita non è incredibile e può essere inquisito ed o scoperto o lasciato nascosto che alcuni dei fedeli siano salvati, alcuni altri lentamente ed alcuni ancora velocemente nel maggiore e minore grado per cui essi abbiano amato le cose buone che periscono, mediante un certo fuoco purgante.” [5]

Sant’Agostino, Fede, speranza ed amore [Faith, hope and love], 421 DC: “Né può essere negato che le anime dei morti trovino sollievo mediante la pietà dei loro amici o parenti essenti ancora vivi, allorché sia offerto loro il Sacrificio del Mediatore o quando sia offerta l’elemosina in Chiesa.” [6]

Molti altri padri Ecclesiastici potrebbero essere citati, tuttavia, eccone solamente alcuni altri:

San Gregorio di Nissa, Sermone sui morti [Sermon on the dead], 383 DC: “[un uomo]… troverebbe di non essere in grado di partecipare alla Divinità sinché egli venga purgato del sozzo contagio presente nella sua anima mediante il fuoco purificante.”;

Tertulliano, Monogamia [Monogamy], Pubblicazione 213 DC: “Una donna, dopo la morte di suo marito, pregherebbe per la sua anima e domanderebbe che egli possa durante l’attesa trovare riposo e che egli possa condividere la prima risurrezione – ed ogni anno, durante la ricorrenza della sua morte, ella offrirebbe il sacrificio.”.

Ciò dimostra che anche nel III secolo DC la pratica della Chiesa Universale era quella di pregare per i fedeli dipartiti: coloro essenti morti con la vera Fede Cattolica ed apparentemente liberi dal peccato mortale.

San Cirillo di Gerusalemme, Lezioni catechetiche [Catechetical lectures], 350 DC: “Dipoi, facciamo menzione di coloro essentisi già addormentati… poiché noi crediamo che essa sarà di grande beneficio alle anime di coloro per i quali la petizione è portata in alto… ”

San Giovanni Crisostomo, Omelie su 1 Corinzi [Homilies on 1 Corinthians], 392 DC: “Aiutiamoli e commemoriamoli. Giacché i figlioli di Giobbe furono purificati dal sacrificio del loro padre, Giobbe 1:5, per quale motivo dubiteremmo noi che i nostri sacrifici per i morti portino loro della consolazione? Non esitiamo ad aiutare coloro essenti morti ed ad offrire le nostre preghiere per loro.”

Si può osservare che il Purgatorio è insegnato nella Sacra Scrittura e che esso era creduto dai primissimi padri Ecclesiastici Cristiani. Perché credevano gli antichi Cristiani nel Purgatorio e nelle preghiere per i morti? Ovviamente, non perciocché tale era una dottrina creata dall’uomo, bensì perciocché essi vedevano chiaramente che esso è insegnato nella Sacra Bibbia ed è parte della Sacra Tradizione Apostolica ricevuta dagli Apostoli.


Siti in varie lingue | Websites in various languages

ENGLISH

ITALIANO

ESPAÑOL

PORTUGUÊS

FRANÇAIS

ROMÂNESC

POLSKIE

中文

日本の

हिंदी

عربى

עִברִית

DEUTSCHE

한국어

ÍSLENSKU

MAGYAR

РУССКИЙ

ČESKÝ

NEDERLANDS

Precedente Finta-Messa a base di tango celebrata dal finto-Cardinale Bergoglio Successivo Messaggio di una sostenitrice, nella primavera del 2012

Lascia un commento

*