Che una cosa sia vera, lo devono dire le prove

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Che una cosa sia vera, lo devono dire le prove materiali?

La generazione del “credo a quello che vedo” ha un’ignoranza imbarazzante riguardo a cosa sia una prova.

In realtà non esistono prove materiali, ad esempio: mettiamo che venga trovato nella scena di un crimine, l’assassino con in mano un coltello insanguinato, in un appartamento in cui l’assassino e la vittima sono soli da 4 ore e che dal corpo della vittima, risulti che il decesso sia avvenuto da pochi minuti. Né il corpo dell’assassino, né il corpo della vittima, né il coltello, né il sangue sul coltello sono delle prove, tutti questi oggetti non dicono niente. La prova ce la dà solo la logica, non analizzando questi oggetti fini ad essi stessi, ma analizzando quel che è stato trovato relativamente al contesto. Potremmo anche vedere una persona compiere un atto che associamo ad un omicidio davanti ai nostri occhi, ma se un tizio attraverso un semplice ragionamento logico ci spiegasse esattamente perché non ha compiuto un omicidio, dovremmo ammettere che non è andata come ci è sembrata.

In ogni caso non potremmo neanche volendolo basarci solo su cosiddette prove materiali.
“Vicino al suo piede c’è una buccia di banana, è ovvio che sia caduto perché ci è scivolato sopra”. Ebbene, no. Una buccia di banana non dice niente, la tua mente trae attraverso un ragionamento che il tizio ipotetico sia caduto scivolando su di essa, non è la sua presenza fisica a dirlo. Ed è giusto così, la mente funziona a concetti, sarebbe un suicidio per la mente negare la validità della ragione, optando per trarre opinioni dagli oggetti stessi, cosa peraltro impossibile.

Tutto parte da un ragionamento, la presunta validità delle cosiddette prove materiali, è ironicamente sostenuta da un ragionamento.
La stessa ragione (nel senso di correttezza della propria opinione) è una cosa distinta dalla materia, come potrebbe avere più ragione un sasso di un ragionamento logico stesso?
Se non si comprende che l’analisi dell’evidenza fisica per trarre un’opinione riguardo alla realtà, può essere utile solo se si considera gli oggetti in relazione al contesto e alle proprie conclusioni logiche indipendenti, se si danno significati intrinsechi (ovviamente insensati) agli oggetti inanimati, come se essi cantassero la verità fuori dal contesto, si cade nella follia.
Ovviamente dare significati intrinsechi alla materia inanimata è doveroso per reggere l’ipocrisia di chi adotta l’ideologia suicida che subordina il pensiero alla materia.

I falsi concretisti sostengono di non pensare secondo un pensiero, ma secondo una verità superiore a qualsivoglia teoria, superiore alla logica ed incontestabile a prescindere. Lo sostengono gli stessi secondo i quali tutto dovrebbe essere dimostrato (ovviamente tranne ciò).
Non ammettono di stare negando la validità della ragione attraverso la loro stessa ragione, e delle opinioni secondo la loro stessa opinione.
Puntualmente costoro additano chi crede in Dio come pazzoide visionario.

Come se non bastasse, oltre a contraddirsi dal primo momento si comportano in maniera incoerente con la propria credenza in tutti i contesti quotidiani, nei quali sarebbe ovviamente difficile essere coerenti:
– Non credono che l’unica porzione esistente del mondo sia quella che vedono nell’istante presente.
– Non credono che l’unico istante che sia mai esistito sia quello presente.
– Non credono che tutti gli altri siano privi di sentimenti e intelletto, nonostante non li sperimentino direttamente.

Qualche folle materialista si azzarda a sostenere che l’esistenza dell’amore nelle persone sia stata provata fisicamente.
È facile capire come ciò sia una pazza illusione. Può essere stato osservato un processo che si presume sia collegato all’amore, ma non il sentimento stesso, che è per definizione trascendente la materia.

Un abbraccio, Galant.

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