Youth Uber – L’ultima gioventù del mondo

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Youth Uber (matita in gradazioni di grigio; 333x110)

L’ultima gioventù del mondo

I

Il Verbo con la “V” maiuscola altro non è che il Creatore,

la parola, nella misura ove essa veicola qualche cosa di reale, ove influenza l’avvenire, esercita un arbitrio e condiziona quello altrui, essa consente a chiunque proferisca, di rassomigliare al Creatore nella facoltà di detenere un ruolo nell’esistenza,

tutto ciò che si può, può logicamente dirsi, e viceversa.

Nell’universo, quale è genito dall’intelligenza eterna, conoscere e maneggiare il codice mediante il quale ogni cosa ha ad essere ed ogni non-cosa è negata, consente a ogni vivente senziente di partecipare all’univoca istoria di tutti gli eventi,

ciò che accade nella materia altro non è che una metafora, un linguaggio più criptico di quella stessa logica universale descritta più o meno fallibilmente mediante i diversi linguaggi che l’umanità ebbe modo di sviluppare, ed infallibilmente laddove la logica stessa ha voluto preservarsi integra e pura.

Gli umani, vennero alla luce ad immagine e somiglianza della Verità,

essi nascono, si nutrono e crescono perché ‘1+1’ fa ‘2’,

niuno è in grado di contraddire efficacemente tale realtà, giacché nel tentativo di rigettare il fondamento logico, taluno si denuncerebbe per propria bocca in quanto illogico,

altresì, tutto ciò che è vero è possibile e trovasi ad esistere, mentre tutto ciò che è irreale è nullo e mai ha luogo,

perocché l’irreale non può esservi, o altrimenti sarebbe reale; e il reale non può non esservi, o altrimenti non sarebbe.

Tale verità, il significato ultimo di tutte le affermazioni, quale è eternamente persistente ed indipendente in sé stessa, essente essa il suo proprio punto di riferimento, il suo proprio tutto, il suo proprio metro di misura, la forma ed il riempimento, la necessità ed il necessario, l’alfa e l’omega, essente essa nemmeno in grado di ostacolarsi, altro non può che bastare a sé stessa ed approvarsi al completo.

II

Al contempo, come ogni cosa in essa distinguentesi dalla nullità mediante la sua esistenza, la verità, la somma di tutte le affermazioni del reale, essa esclude il suo proprio contrario: il suo chiarore contrasta l’oscurità circostante, la sua veridicità condanna l’errore che le si contrappone.

Laonde, il bene trovasi talvolta a narrare del male, così la novella infinita della realtà si compone talvolta di parole descriventi ciò che la verità non è: essa porta sotto la propria luce anche ciò che non ne è degno e che in ultimo rifiuterà d’appartenerle.

Le parole di controversia che trovanosi nella novella della vita, sono i nomi di tutti coloro i quali a seguito della loro creazione, di poi l’esser stati pronunciati, hanno rifiutato d’appartenere alla corrente affermativa, bensì hanno trovato il proprio significato in quella negativa.

Se nel verso giusto può leggersi la verità esser la fonte e il destino d’ogni bene, che niuna inesattezza ammonta all’armonia dell’esistenza, che il diritto è da tenere e che lo storto è da scartare: altresì nel verso opposto leggesi la contraddizione di tutto ciò, leggesi l’insieme dei concetti ribelli, dei concetti ritorcentisi contro l’univoca realtà, indi disperdendosi nel “non”, dipartendo dalla luce e dirigendosi verso le tenebre,

coloro ch’esistono in negazione alla verità, sebbene non essenti in grado di creare una verità alternativa, né di conferire pari valore alle proprie tenebre, né di scurire la luce accendendovi accanto una ‘lampadina d’oscurità’, sebbene non essenti in grado di concepirsi veri o ragionevoli mediante il proprio errore che, fuori della verità, niente può condizionare né modificare, essi possono tuttavia almeno indisporre la propria volontà, il proprio arbitrio, nei riguardi della causa prima e del fine ultimo.

Laonde, taluni sovvertono la giustizia nel proprio volere ponendo il mezzo al posto del fine, il proprio ego al centro del proprio sistema con la fonte di luce ad orbitarvi intorno, tentando di togliere e aggiungere alla verità affinché questa assomigli alla di essi immagine, tentando di giudicare del metro di giudizio, tentando di deprivare la ragione della ragione onde darle torto, di bruciare il fuoco, di annegare l’acqua, indi condannandosi da sé medesimi.

III

La ribellione costituita nella negazione della verità, rifiutasi dunque di ammettere l’unico fondamento, volendo relativizzare l’assoluto ed assolutizzare il relativo, pretendendo d’appropriarsi arbitrariamente della veridicità e della legittimità, avversandone al contempo le autentiche concezioni,

sicché è così che nasce il puro inganno, la menzogna basilare, la somma eresia, il peccato originale, la volontà dell’uomo di porsi al posto d’Iddio e di porre Dio ai propri piedi: l’argomentazione della ‘libertà d’espressione’ universale: per il bene, come per il male.

Tale è l’idea per la quale ogni concetto dovrebbe tutelarsi come vero a prescindere dacché tale corrisponda realmente alla verità, per la quale qualunque azione e qualunque agente dovrebbero tutelarsi come buoni a prescindere dacché tali corrispondano realmente alla bontà, per la quale tutto dovrebbe potersi opinare,

ciò secondo l’utopia donde chiunque sarebbe il metro di giudizio di sé stesso, il creatore del proprio universo, ‘colui che è’ da sé stesso, e donde chiunque sarebbe uno degli innumerevoli ‘relativi’ (relativi in ultimo a niun assoluto), dove chiunque ivi sarebbe un numero moltiplicato per zero, pretendente di valere quanto l’infinito.

IV

Le leggi del caos e dell’entropia vogliono che, suo malgrado, quell’esercito ribelle d’anti-significanti rinnegati, sia assai più esteso di quel cumulo di polvere ordinata costituente la benevola essenza al centro del vuoto,

si consideri come per ogni equazione corretta: ‘1+1=2’, esistano altresì infinite false soluzioni della stessa: 0, 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11…

altresì, per ognuna delle realtà contenute nella buona novella, si palesano innumerevoli menzogne da essa divergenti.

Così, nel capitolo temporale dell’istoria, nel frangente ove il Creatore dispone i Suoi colori al centro del nulla onde trarne il disegno finale che potrà di poi ritornare alla Sua eternità, si saranno logicamente mirate più parole d’iniquità, che di verità; si saranno mirate più parole vane, che accurate; si saranno testimoniate più parole omicide, che vitali: si saranno susseguite più parole contrarie, che favorevoli: alla verità.

Perciò la corrente maggioritaria donde procedono le più parole disposte lungo i passaggi della grande equazione dell’istoria del mondo, trovantesi tuttora prossima alla propria soluzione, è quella trasportante le parole di morte, e non quelle di vita,

perciò la più parte degli uomini rigetta come follia, ingiuria senza pietà, bistratta con leggerezza e fierezza ogni buona considerazione dell’assoluto, del principio d’ogni cosa, della medesima verità che pretende di rubare a lei stessa onde appropriarsene nel medesimo tentativo di liberarsene, e giammai cessa d’idolatrare l’utopia circa i propri presunti diritti auto-accreditati e le proprie lodi auto-conferite,

perciò la più parte dell’umanità rivendica il proprio spurio diritto d’esprimere la propria indipendenza dalla verità imposta, la propria autoreferenzialità, sicché la propria vanità,

perciò la più parte dell’umanità è democratica, vale a dire autocratica, e non teocratica,

perciò la più parte dell’umanità è costituita da quei concepiti che giammai ammonteranno alla figura eterna e perfetta, che a questa hanno preferito ribellarsi, che tale piuttosto che imitare hanno preferito tentar di rimpiazzare.

V

È dunque tristemente logico che le ultime generazioni del mondo siano le più lontane dalla rettitudine, dalla significanza, dalla conclusionatezza, e che tali incarnino la ribellione più estrema,

ciò perocché è in prossimità della completezza dell’opera d’arte, che i detriti distinguonosi maggiormente dalla creazione voluta dall’autore,

sicché è logico che le ultime moltitudini ribelli sarebbero infine apparse più ordinatamente separate dal nucleo della verità, più organizzate nella propria vanità,

è logico che le moltitudini della fine, costituendo la contrapposizione dell’opera d’arte ormai quasi completa, sarebbero altresì state un’anti-opera altrettanto quasi completa,

laonde, è logico che tali moltitudini avrebbero finalmente visto sorgere prodigiosamente la loro perversa utopia egolatrica, quel castello di carte eretto in barba alle sue stesse pretese fondamenta, quel luogo ove ogni sorta di concetto vano e impuro avrebbe trovato il suo adempimento, la sua spuria coronazione, la sua casa, il rispetto di quel mondo valente tutto moltiplicato per zero.

Tale sotterfugio di dannazione ha luogo in tutti i contesti del mondo: a ‘casa’, a ‘scuola’, al giardino, nei locali della notte, nelle chiese usurpate dagli eretici, e non manca di caratterizzare la landa virtuale della rete,

trovandosi emblematicamente riassunto in quella provincia dell’internet appellata: YouTube.

Quel luogo ove qualsiasi reprobo insignificante può divenire un idolo e adorare degli idoli a propria volta, ognuno dei quali è detto uno ‘youtuber’,

tale è la falsa promessa dell’ultima gioventù del mondo ribelle, la gioventù (bruciata) per antonomasia: la Youth Uber.

VI

Nemmeno mancano dei critici, nell’olimpo di YouTube, apparentemente avversanti l’idolatria, la frivolezza, la sconclusionatezza dei peggiori,

ciò malgrado, tali stessi ‘dissidenti’ criticanti le politiche e i contenuti del pantheon, ripropongono tuttavia pressoché all’unanimità le medesime dottrine umanistiche e falso-filantropiche di coloro che pretendono al contempo di correggere circa questioni secondarie,

costoro, talvolta più omertosi o più critici, più ipocriti o più schietti, sostengono tuttavia alla medesima maniera la dottrina del “rispetto umano”: quella dottrina donde chiunque avrebbe il diritto di disprezzare e di avversare apertamente perlomeno alcune delle idee ch’ei si rifiuta di sottoscrivere, sebbene, al contempo, giammai alcuno deterrebbe il diritto di dirigere il proprio disprezzo o di mancare di rispetto nei riguardi di coloro portanti e difendenti le medesime idee, giacché, per qualche misterioso motivo, il proprio giudizio personale non sarebbe in grado d’estendersi alle coscienze altrui: indi deprivando le critiche di qualsivoglia effettività.

Ciò perocché se chiunque fosse in grado di comportarsi nel peggiore dei modi in piena consapevolezza e al contempo di permanere una brava persona, le differenti credenze d’ogni individuo si dimostrerebbero allora essere qualcosa di meramente relativo, d’irrilevante, del quale gl’ideatori e sostenitori non avrebbero da render conto,

e ciò, è palesemente falso: le idee, lungi dal potersi sostenere senza implicazioni morali, sono semplicemente TUTTO ciò che determina la possibilità di detenere dei buoni piuttosto che dei cattivi sentimenti.

VII

Tuttavia, chiaramente, soltanto esercitando una dittatura falso-filantropica si sarebbe potuto difendere il tempio di carte composto dagli ego degli youtuber: dalle critiche,

solamente istigando l’odio irrazionale contro chiunque detenesse l’ardire d’esporre gli esecrabili idolatri in quanto tali, sotto il pretesto per il quale proprio questi, paradossalmente, sarebbe il vero istigatore all’odio: si sarebbe potuto preservare l’incantesimo,

perché se un membro della Youth Uber si svegliasse, una mattina, consapevole del fatto donde certune persone sono cattive e denunciarle in quanto tali (e non meramente in quanto: diffondenti cattiveria, così, involontariamente) è cosa sacrosanta piuttosto che sacrilega, costui incrementerebbe sensibilmente le proprie speranze donde rompere il sortilegio, e donde scoprire che la reverenza riposta nelle mere creature a prescindere dalle loro reali buone qualità: è vana, infruttuosa, oltraggiosa, e che l’autentica virtù s’esercita riponendo la propria massima reverenza nell’unica cosa essente invariabilmente superiore ad ogni altra: la Verità, che è Dio.

Ma rompere l’incantesimo è difficile, perocché richiede non già d’essere in grado di compiere acrobazie filosofiche, bensì: d’amare la verità, e di rinunciare alla tentazione promettente, in cambio della propria adorazione degli altri youtuber, di poter forse un giorno assomigliar loro in qualche modo, o di potere almeno spartirsi una fetta di quel rispetto umano riservato alla platea,

laonde, ciò è difficile perocché richiede d’esser buoni a propria volta,

perocché richiede d’esser quel ‘2’ al posto giusto, accanto al proprio ‘1+1=’, in mezzo a tutte quelle innumerevoli cifre spurie,

in mezzo a tutti quei detriti.

–TrinityGod’sMinister.

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